Marino: "Dobbiamo essere più ambiziosi"

Marino: "Dobbiamo essere più ambiziosi"

Questa mattina, presso la sede centrale de La Nuova Sardegna, si è tenuto un interessante incontro in presenza di Tommaso Giulini, Stefano Sardara e Alessandro Marino, i presidenti rispettivamente del Cagliari Calcio, della Dinamo Sassari e dell'Olbia Calcio, le tre principali realtà sportive professionistiche della Sardegna. Tante le tematiche affrontate, tante le curiosità emerse dalle domande poste dai cronisti della redazione agli ospiti che, moderati e stuzzicati a dovere dal direttore del quotidiano Antonio Di Rosa, hanno dialogato tra loro con interesse e partecipazione, fornendo spunti e approfondimenti per lo sviluppo e la sostenibilità di uno sport sardo sempre più competitivo. 

SUL CAMPIONATO. Per il presidente bianco, l'onere di dover commentare anzitutto il ko nella sfida di ieri contro l'Arzachena: "Venivamo da tre risultati utili e loro da quattro sconfitte, forse ha prevalso quel pizzico di determinazione che ha permesso di indirizzare una gara molto bloccata che solo un episodio poteva sbloccare. Non è stato certo bello perdere perché l'Olbia ha giocato una partita non all'altezza di quelle che erano le aspettative. È chiaro però che la valutazione va allargata e allora posso dire che la squadra nel complesso è comunque in crescita e in questo momento del campionato deve tirare fuori i contenuti per migliorare sotto il profilo della personalità che può consentire di arrivare a sfruttare per intero il potenziale. Penso anche che a questo punto della stagione, una partita come quella di ieri possa rappresentare il giusto viatico per compiere gli step che mancano". 

DA COSA PASSA LA CRESCITA? "Negli ultimi anni la Gallura ha vissuto una parentesi buia sportivamente parlando e, specie ragionando dal basso, dai più piccoli, ha seminato poco. Dal nostro arrivo, parlando dell'Olbia, abbiamo iniziato a lavorare su più fronti, compreso quello del settore giovanile e dell'attività di base, un impegno fondamentale che aiuta a costruire solide basi per la crescita futura. Nel weekend appena trascorso le nostre squadre giovanili nazionali hanno vinto due gare su tre, segno che si sta andando nella giusta direzione. Ci vuole tempo, ma il volano sociale sta nella passione dei più giovani. A livello più generale, in questi tre anni e mezzo abbiamo centrato tutti i risultati, ora per alzare l'asticella, al di là della sinergia con il Cagliari, sarà fondamentale ottenere il sostegno al progetto da parte du tutte gli attori presenti sul territorio. Penso soprattutto al sistema che potrebbe generarsi con il Mater Olbia, ma anche alla necessità di ragionare sulla realizzazione di un nuovo impianto".

I GIOCATORI VENGONO A OLBIA CON PIACERE? "Quello che riscontro è che Olbia è una piazza sempre più ambita e credo che questo dipenda principalmente da tre fattori. Il primo è che siamo, da ormai tre anni, la squadra più giovane tra i club professionistici, ragion per cui i giocatori di talento credono al progetto Olbia perché vedono che funziona. Il secondo è che la Sardegna esercita un fascino unico, chi arriva si attacca immediatamente alla città e al territorio e poi difficilmente vuole andar via. Il terzo, non certo banale per la Serie C, è che la società paga gli stipendi in maniera regolare". 

COSA PENSA DELLA RIFORMA DEI CAMPIONATI? "Concordo pienamente con quanto sostenuto dal neo presidente federale Gabriele Gravina. Il calcio professionistico non ha bisogno di una riduzione di squadra, bensì di una riforma fiscale: la terza serie deve arrivare a un sistema defiscalizzato perché non è sostenibile che Juventus e Olbia paghino le stesse tasse, considerato che in Serie C le fonti di ricavo sono esigue. È chiaro che poi il credito d'imposta guadagnato dai club debba essere reinvestito in maniera virtuosa nelle strutture". 

COSA RUBEREBBE AGLI ALTRI DUE PRESIDENTI? "A Tommaso, è facile, ruberei qualche giocatore, senza neanche sceglierlo, mentre a Stefano la capacità di coinvolgimento che ha saputo mettere in campo attorno al proprio progetto. 

COME SI È INNAMORATO DEL CALCIO? "È stata un'infatuazione precoce. Ho fatto la trafila del settore giovanile al Pescara, giocando sino al campionato Primavera. Poi ho fatto la scelta di proseguire gli studi e ho continuato a giocare nella squadra universitaria. Con Tommaso eravamo compagni, lui in porta, io in attacco e, nei tornei universitari, siamo riusciti a diventare vice campioni d'Europa". 

COSA VUOLE PROMETTERE AI SUOI TIFOSI? "L'ho detto all'inizio del campionato e lo ribadisco ora: questa è la squadra più forte che abbiamo allestito da quando sono presidente, per cui, non essendo una persona scaramantica, voglio essere realista: ci sono tantissime possibilità di andare ai play-off e l'Olbia deve essere affamata e ambiziosa. Ai tifosi chiedo di stare vicini alla squadra, perché perdere una partita importante può sempre avere un contraccolpo, ma è importante saper rialzarsi e riprendere a correre".