Parla il presidente Marino

A un mese esatto dalla nota nella quale si apriva a una cessione del club anche in ragione di un entusiasmo calato nel corso della stagione, il presidente Alessandro Marino è tornato a parlare in una conferenza stampa indetta per fare chiarezza sul presente e sul futuro dell’Olbia.

Lunga e puntuale la premessa fatta dal numero uno bianco che ha aperto l’incontro con i cronisti mettendo al centro la virtuosità economica raggiunta dal club: “Il nostro è sempre stato un approccio che si basa su un presupposto semplice e chiaro: spendere quello che si guadagna. Sette anni di Serie C ci permettono di dire oggi che l’Olbia ha un equilibrio di bilancio tra i migliori della categoria, al netto dei problemi che – come tutti – ci portiamo dietro dal periodo della pandemia. In tempi non sospetti avevo detto che sarebbero stati gli altri club ad avvicinarsi al nostro modello e non viceversa. Sta succedendo, la gran parte delle società oggi spende meno. Questo non vuol dire che tutto sia semplice anche perché l’unico modo per evitare brutte sorprese è che il mio impegno sia totale, da fac totum che porta quantità ma anche qualità, perché alle volte bisogna essere creativi per trovare soluzioni ai problemi”.

Automatico scivolare sui temi legati alla programmazione: “Tutti dobbiamo essere consci di cosa si può e non si può fare e che una stagione si costruisce a partire dal budget. È bene precisare che il nostro, da quando siamo in Serie C, non è mai cambiato per cui, a parità di budget, gli obiettivi possono cambiare in base alla speranza e a contingenze più o meno negative. La nostra dimensione, oggi, ci può portare a scrivere due storie diverse: salvarsi a due giornate dalla fine oppure disputare un campionato da 55/60 punti in classifica. È chiaro però che l’aleatorietà non si può governare. Questa è la Serie C, per tanti, non solo per l’Olbia: budget contenuti e frequente e massivo turnover legato alle ambizioni personali dei calciatori che si mettono in mostra. Con questo budget, la Società deve essere brava a garantire sempre l’obiettivo minimo che è quello di raggiungere i 40/42 punti e quindi la salvezza diretta, ma anche a coltivare l’ambizione di raggiungere posizioni più prestigiose. Come? Individuando l’allenatore giusto per la rosa, rimpiazzando al meglio i giocatori che partono, selezionando prestiti che aumentano il valore dello zoccolo duro presente in rosa”.

Si passa quindi al tema dell’entusiasmo, venuto meno nel corso del campionato: “Il disappunto provato nasce proprio qua. In questi anni di grande lavoro e impegno, per l’Olbia ho messo in secondo piano tante priorità personali, anche economiche. Essere preso di mira in un momento di difficoltà ha generato disappunto perché non credo di aver mai mostrato malafede né dimostrato disimpegno. Si possono sbagliare delle scelte e nel caso si interviene per correggere gli errori, ma penso di aver sempre mantenuto le promesse fatte. Quelle iniziali erano di tornare nel professionismo per starci, di costruire un settore giovanile competitivo e arrivare ad avere un nuovo stadio. Le prime due sono sotto gli occhi di tutti, sulla terza, dalla quale passa la crescita di ambizioni del club, ci proviamo ancora”.

Lo step di crescita potrebbe essere garantito da nuovi investitori? “Inevitabilmente, la strada è quella, ma lo dico da tempo e nel tempo diversi soggetti hanno bussato alla nostra porta per raccogliere informazioni. La situazione oggi è che ci sono 5 gruppi di investitori, per lo più statunitensi, che hanno manifestato interesse, ma cedere il club o accogliere nuovi soci non significa che io debba andare via. Al momento, tutti i soggetti – sia privati che fondi – hanno richiesto continuità nel management e quindi la mia presenza, anche come presidente, ma di minoranza. I bilanci sani, la reputazione sportiva e il fatto che Olbia sia una città ambiziosa sono ottimi biglietti da visita. Questo è un territorio che può ambire a molto di più di quanto non abbia ora, ma dobbiamo ricordarci che lo stadio non è un dettaglio. Non lo è per noi e non lo è per gli investitori. Con il Nespoli, a cui tutti siamo affezionati, non si può pensare di fare grande calcio né impostare una strategia all in dove si spende per poi vedere cosa succede”.

Lo stadio, snodo imprescindibile per l’ingresso nel futuro. Marino fa un punto sullo stato dell’arte dell’iter: “La Società si è adoperata per realizzare il progetto preliminare, per i progetti successivi che producano la documentazione richiesta servono nuove risorse e parliamo di circa 100 mila euro. Posso dire che il progetto è ambizioso quanto lo è la città e prevede un complesso di impianti del valore di decine e decine di milioni di euro. Gli investitori hanno ovviamente un occhio di riguardo per questo e devo dire che, forse anche per gli anni in cui ho vissuto negli States, c’è molta affinità strategica con i potenziali investitori americani. Quali i vantaggi? Ci sarebbero capitali da destinare al miglioramento delle infrastrutture, ma in parte anche all’investimento su giocatori futuribili. L’obiettivo è comunque quello di garantire che il futuro del club sia migliore dell’attuale presente. Il progetto nuovo stadio, lo ripeto, può dare un avvenire radioso al club. Aggiungo però che certe trattative devono essere portare a termine prima dell’iscrizione al campionato. Dopo si entra nella routine della stagione e di ingresso di nuovi soci se ne riparlerebbe a dicembre”.

Il presidente spiega le due ragioni che lo hanno spinto a investire nell’Olbia nel 2015: “Alla base una grande passione per il calcio da condividere con tante persone. Sappiamo che una società di calcio è una realtà molto particolare che coinvolge tutta la città, che offre opportunità professionali ai propri dipendenti e che ha un impatto sociale importante sul territorio. Mi inorgoglisce vedere il nostro settore giovanile raggiungere risultati prestigiosi: l’Under 14 nazionale ha sfidato ancora una volta alla pari squadre come Fiorentina ed Empoli, l’Under 17 ha centrato per la prima volta i playoff, la Primavera ha confermato la Primavera 3, una categoria che non tutte le società di Serie C possono vantare”. La seconda ragione si lega a una visione di crescita: “Oltre a tutto quello che ho detto, una società di calcio è un’azienda e il mio lavoro è finalizzato anche a creare un valore economico che possa ricompensare del tempo, delle rinunce fatte e delle risorse dedicate all’Olbia; che è una bella start-up, su cui ho investito senza pentirmene, ma che non deve rimanere piccola. Bisogna cercare di farla crescere. E la crescita passa dall’immissione di nuovi capitali. I miei soci danno una mano, ma non lavorano direttamente nel club. Nuove risorse aiuterebbero anche ad alleggerire la pressione a cui sono sottoposto”.

Sollecitato, Marino torna sul rapporto con i tifosi: “Quello di qualche settimana fa è stato uno sfogo ragionato sull’esperienza di un entusiasmo venuto meno quando, in un momento di difficoltà, sono stato messo in discussione su presupposti che non ho compreso. A seguire c’è stato un chiarimento che credo abbia aiutato a innescare un percorso virtuoso, sportivo e non solo. Da ottobre a maggio è passata tanta acqua ed è stato bello vedere crescere l’attaccamento della città verso la squadra. Le mie parole, in questo senso, volevamo essere un monito per ricordare, anche per il futuro, che l’unità fa la differenza. Un messaggio? Posso dire che sono sempre qua e che non sono uno che molla. Sono sempre disponibile a incontrare tutti ed è importante capire che nelle aziende le cose devono funzionare nel modo giusto. Io non sono un imprenditore facoltoso che può permettersi di buttare soldi, ma certamente ciò che non mancherà mai finché sarò coinvolto è il mio impegno”.

C’è spazio anche per parlare della prossima stagione, a partire dalla scelta del nuovo allenatore: “Il lato umano per noi è fondamentale. Se quest’anno siamo usciti da grandi difficoltà è perché c’era una condivisione di valori con mister Occhiuzzi che ha permesso di restare uniti. Il profilo del prossimo allenatore non sarà certamente quello di un tecnico navigato, ma di un tecnico che veda nell’Olbia un’opportunità di crescita e soprattutto che sappia calarsi nella realtà. Il direttore insiste molto perché il futuro mister sia capace di relazionarsi con giocatori di età diverse e io sposo appieno questa linea. I tempi? Credo ci vorrà ancora una settimana o dieci giorni, ma siamo a buon punto. Una volta annunciato l’allenatore, con il tecnico lavoreremo per la definizione dello staff e quindi si valuteranno i giocatori a scadenza”.

Il rapporto con il Cagliari è sempre uguale e florido: “È una relazione molto forte che rappresenta un valore aggiunto, non solo per la prima squadra ma in generale per il grande coordinamento che abbiamo instaurato a livello giovanile, un lavoro profondo che magari non si vede ma che genera percorsi virtuosi. Con l’amico Tommaso Giulini non ci sono mai stati contrasti, ciò che può cambiare, di anno in anno, sono le contingenze legate alle opportunità, ma non sono queste le variabili che incidono sulla probabilità di fare un campionato migliore o peggiore. Nella scorsa stagione abbiamo dimostrato che l’Olbia può agire anche senza i prestiti del Cagliari, nella stagione che viene invece potremmo avere diversi movimenti in entrata perché i classe 2003 sono profili importanti. Li valuteremo bene anche in funzione dell’allenatore”.

In chiusura, due considerazioni di sistema, dalla riforma dei campionati agli accordi che potrebbero aumentare il valore della categoria: “Ho ancora un altro anno di mandato come consigliere federale, ma devo ammettere che sinora le carte sul tavolo del Consiglio Federale non sono arrivate. Per il momento, anche se non escludo una possibile accelerata in questo ultimo anno di quadriennio olimpico, non vedo un grande accordo sui temi. Personalmente non sono favorevole a creare un’altra categoria tra la Serie C e la Serie D, ma lavorerò perché la terza serie diventi più omogenea e sia in grado di produrre valore. In questo senso, sono in corso negoziazioni per chiudere un accordo con un nuovo broadcast, essendo in scadenza il contratto con Elevensports. Auspico che possa esserci un aumento della qualità del servizio, più telecamere che migliorino il prodotto televisivo e la vendibilità e che portino alla possibilità di avere un VAR semplificato”.

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